Eh, già, la tipa di Turbo ha ragione. Decido che non mi laverò i denti fino a qualche istante prima di lasciare l'appartemento, tanto per rendere la nostra conversazione più piccante.
Effetttivamente la stanza dove abbiamo dormito ha lo stesso odore di un ovile trascurato. Poveri, poveri TV Buddhas. Ma i complimenti non si fermano. Sempre Lei, ci ha sentito grugnire tutta la notte a porte chiuse, e ci dice che i rockers di Tel Aviv avevano delle occhiaie tali che sembravano truccati per un remake del video di Thriller.
Pazienza. Mi hanno fatto uno sconto dello 0,02% sui loro ciddì, se lo meritano.
Lascio la tazzuliella di caffè lluunngooo e mi avvio al cesso a darmi una ripulita. E per qualche minuto la mia anima gode del più bel cesso di sempre. L'interruttore della luce accende anche la musica, ci sono una doccia futuristica e una vasca da bagno idropulsante adattabile a suppellettile per il sesso comodo, e ci sono DUE lavandini, due gemelli detersi che attendono di lavar via le mie impurità. Il tutto immerso in una costellazione di mattonelle colorate ed assemblate in allegro stile Seventies. Passo un felice quarto d'ora chiuso in questo Eden dell'igiene intima, mentre l'intimo femminile usato, sparso qua e là, mi invita ad annusarlo, comodamente rilassato sulla tazza del cesso. OH. MIO. DIO.
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Con Trap Jaw siamo pronti per muovere alla volta del Landesmuseum, dove ci aspettano gli altri rockers per caricare sì e scattare per la prossima tappa, Miskolc.
Siamo arrivati neanche 15 ore fa che era timidamente estate, e ci ritroviamo catapultati in una stronza, grigia, fredda e maledettamente piovosa mattina d'ottobre in maniche di maglietta. Toni, che è una persona empatica, si fa vivo al telefono e ci dice di aspettarlo, arriva a caricarci col furgone in una manciata di minuti. Lo aspettiamo nell'androne del palazzo, che si rivela essere un tubo di Venturi MALEFICO. Dopo mezz'ora arriva The Cutrone e ci trova intirizziti, con tre paia di magliette addosso, le felpe umide, e il Porco Dio fresco di invocazione. Io in particolar modo mi son fatto una sciarpa pittoresca con la maglietta che dovrebbe essere un presente per mio fratello, il beneamato merch-guy dei Maximillian I che non è, ahimé, con noi.
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Perché non mi sono portato un fottuto k-way? L'acqua viene giù che è un piacere, carichiamo il furgone bilanciato ma a cazzo di cane, tanto che fra circa 400 kilometri le portiere cominceranno ad aprirsi metodicamente, tenute assieme solo dalla Italianissima serratura.
L'ombrello che abbiamo rimediato per l'Operazione Furgone è in mano a Trap Jaw, il che vuol dire che ci fradiceremo come mosche in un bicchiere di vino.
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Arriveremo in ritardo, anche oggi. Ma stavolta con un ritardo clamoroso. Gli ultimi duecento chilometri li spendiamo a cercare scuse improbabili da raccontare al nostro contatto di Miskolc, Sado. La storia delle portiere posteriori che si aprono sotto la spinta della roba caricata a cazzo di cane, più un incidente di fantasia circa Budapest saranno definitivamente le più quotate.
Ci concediamo un banchetto in piedi in un autogrill austriaco, rischiando pure il botto, siccome le stazioni di servizio in Austria te le indicano a sorpresa, a cazzo di cane, e sono pure nascoste da eserciti di conifere.
Il cibo è buffo. La gente si prodiga nella consumazione di panini farciti con fette di, boh, non so, BOZZOLI DI CARNE. Sugnosi fino a spappolare il pane. Semplici, o farciti di peperoni e altro piccante. Industriali e petrolchimici. Un'occhiata di sguincio al Marziano, l'Uomo della Qualità, che è rimasto sonoramente inculato dalla crew, lui che voleva rifocillarsi al ristorante proprio di fronte al Fast-Death-Food.
Toni invece apprezza, e se non ricordo male gli lascio del mio panino una porzione che il fegato si rifiuta di assumere per bocca.
Siamo pronti per lasciarci alle spalle la stazione orbitante, ma io e Marzia prima ci prestiamo ad un quadretto bucolico, per la giuòia del Topillo.
Carichi? Partire. Pigiamino? Tutìna.
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